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La storia dietro ‘Road to change: un crowdfounding giornalistico!’

Ci sono milioni di storie che potremmo raccontare dagli Stati Uniti. Storie di sofferenze, di lusso, di speranza, di lavoro, di amore.

Una delle mie prime visite al  Consolato italiano a New York ho incontro Giovanna Pancheri, la corrispondente di SkyTg 24 che sostituiva Liliana Faccioli Pintozzi, appena trasferita a Londra.

Mi sono presentata timidamente e le ho detto che lei, come Liliana, era per una fonte di ispirazione. Perché era una donna. Ma anche una giornalista. Perché i suoi servizi non erano mai scontati e in ognuno di essi si poteva vedere la sua grande passione per il giornalismo.

Avremo parlato sì e no due minuti, mi ha dato l’impressione di essere una persona molto timida, ma la frase che mi ha detto mi è rimasta impressa nella memoria: “Ci sono così tante storie da raccontare in questo paese. Trovane una e seguila con tutte le forze. In bocca al lupo”. Ok, magari non erano queste esatte parole – soprattutto la seconda parte – ma il messaggio era proprio questo: ci sono milioni di storie da raccontare, trovale!

Per tanto tempo ho pensato che sarebbe stato impossibile, da freelance, trovare storie originali e interessanti da raccontare. Per tanto tempo non ne ho trovate.

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Poi c’è stato il 14 febbraio. In Florida c’è stata un’altra sparatoria di massa in una scuola, sono morte 17 persone e sembrava che la solita scaletta post sparatoria di massa dovessi ripetersi come ogni volta:

  • prima arrivano i media,
  • vediamo le immagini dei ragazzi che a mani alzate escono dalla scuola e  i genitori  che piangono aspettandoli,
  • poi i commentatori politici dei principali programmi nazionali organizzano panel a tutte le ore del giorno per discutere dell’accesso alle armi e del problema della salute mentale,
  • l’NRA dirama un comunicato dicendo che non è colpa delle armi da fuoco ma delle persone,
  • il presidente degli Stati Uniti invia le sue preghiere e le condoglianze alle famiglie

Il tutto si conclude con  i morti, l’omicida e i genitori che vengono lentamente dimenticati e messi insieme a tutti gli altri genitori, morti e assassini che li hanno preceduti.

Invece stavolta le cose sono andate molto diversamente. I sopravvissuti hanno combattuto per far sì che la scaletta non si ripetesse. Nemmeno dopo una settimana dalla tragedia un ristretto gruppo di studenti si è ritrovato e ha fondato il movimento #NeverAgain. Hanno marciato su Washington il marzo successivo, smettendo di  essere sopravvissuti e diventando attivisti.

E così, in un attimo, ecco che avevo trovato la mia storia.  Una bellissima e complicata storia.

Ho iniziato a seguire il movimento sui social, cercando di capire chi sono e cosa vogliono questi giovani. Ho partecipato alla marcia del 24 marzo a New York.

A partire dal 4 agosto e fino al 6 novembre ho deciso che li voglio vedere dal vivo, in azione e li seguirò sull’east coast nell’ultimo pezzo del loro tour nazionale, “Road to change”. Per fare questo ho deciso di iniziare un crowdfunding giornalistico, per sostenere le spese di viaggio e di alloggio.

Potete scoprire tutto su questo progetto sul sito Produzioni da Basso qui.

roadtochange

Non so se qualcuno mi aiuterà in questo reportage, se qualcuno, soprattutto uno sconosciuto,  sarà disposto a spendere q
ualche euro per un prodotto giornalistico, ma io lo spero. Perché per me, come tanti miei coetanei, fare giornalismo non è un lavoro, ma è una passione, una necessità. 

E fare giornalismo in questo preciso momento storico è più difficile che mai, con contratti solo per pochi eletti, riviste che chiudono e lettori interessati molto di più a video di cani e gatti rispetto a quelli dedicati a  tematiche più pesanti, proprio come l’uso delle  armi negli Stati Uniti.

Come ho detto non so se riceverò degli aiuti sostanziali, oltre a quelli già ricevuti, ma se non ci avessi provato me ne sarei pentita.

Quindi anche tu, lettore, se ti piace cosa dico e  come lo dico, se hai voglia di scoprire di più di questo pazzo paese e di ragazzi coraggiosi che stanno cercando di cambiare la sua faccia un voto alla volta, vieni con me sulla strada del cambiamento anche con un contributo minimo qui. 

Se invece non sei disposto a farlo, non c’è problema, ma  vieni lo stesso con me in questo viaggio americano e fatti inspirare dalla forza di questa nuova generazione!

neveragain

 

 

 

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