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[Raod To Change] Il movimento #NeverAgain

Come ho scritto qui, ho deciso di iniziare un progetto giornalistico dedicato al movimento studentesco #NeverAgainMSD (chiamato dopo la marcia su Washington dello scorso 24 marzo più comunemente March for our lives movement), che da febbraio 2018 ha ispirato una generazione di giovani a far sentire la propria voce sul tema delle armi negli Stati Uniti.

Li seguirò da venerdì 4 agosto fino al 6 novembre, seguendoli nell’ultima parte del loro tour nazionale Road to Change. Una strada del cambiamento.

Ma facciamo un po’ di ordine:

  • ROAD TO CHANGE è un tour itinerante a livello nazionale americano (iniziato lo scorso 15 giugno a Chicago, Illinois e che si concluderà il 12 agosto a Newtown in Connecticut) con il quale i fondatori e i sostenitori del movimento #NeverAgain stanno girando più di venti stati americani per parlare, discutere e confrontarsi su:  1. il problema delle armi da fuoco negli Stati Uniti; 2. i senatori e rappresentanti del Congresso sponsorizzati dall’NRA;  3. il portare più giovani americani a votare alle prossime elezioni del 6  novembre. 
  • #NEVERAGAIN (Mai più) è invece tante cose in una frase. E’ un hashtag su Twitter. E’ un grido. Ma allo stesso tempo una promessa fatta da un gruppo di ragazzi subito dopo che un ex studente della loro scuola, la Marjory Stoneman Douglas di Parkland in Florida,  è entrato nel plesso scolastico e ha ucciso a sangue freddo 17 tra loro compagni di scuola e professori in una normale giornata di scuola, lo scorso 14 febbraio. La promessa? Mai più una strage come quella che abbiamo subito noi. Mai più ragazzi innocenti (e purtroppo anche bambini) uccisi nei plessi scolastici americani.

 

Noi siamo la nuova generazione di americani. Se la vecchia generazione ha fallito è questo il momento in cui noi dobbiamo farci avanti. Facendo di questo il nostro problema e trovando noi una soluzione.

  • E’ da questa sparatoria che nasce il primo focolare di rivolta allo status quo. Un gruppo ristretto dei sopravvissuti alla strage, nemmeno una settimana dopo che essa è accaduta, decide che le cose devono cambiare. Stavolta non si può solo pregare e pensare alle famiglie coinvolte per una settimana e poi aggiungere la lista dei morti alla lunghissima lista di morti da sparatorie negli Stati Uniti. 
  • I primi ragazzi coinvolti e attualmente i più visibili sono: Camoron Kasky, Emma Gonzales, David Hogg, Alex Wind, Sarah Chadwick, Jaclyn Corin, Sofie Whitney. 

neveragain

Subito dopo la sparatoria questi giovani hanno iniziato a parlare, twittare, farsi sentire. Non più ragazzi, ma sopravvissuti, attivisti e giornalisti. Un percorso che ha visto il primo grande passaggio dallo spazio virtuale di internet alla “piazza” reale, con la grande Marcia per le nostre vite (March for our lives) lo scorso 24 marzo scorso a Washington DC e in altre 800 città in tutto il paese.

“Ascoltate. La nostra missione è semplice e la nostra ambizione imbattibile. Teniamo le armi lontano dalle persone sbagliate e teniamole nelle mani delle persone sane e ragionevoli. Potete quindi aiutarci o stare dalla parte della storia che mette prima le armi delle vite degli altri .”

Se il primo obiettivo di questi ragazzi era farsi vedere, ascoltare e rendersi credibili, adesso e fino al 6 novembre  i più importanti obiettivi dei ragazzi sono scritti nel Manifesto di Parkland: 

  1. Controllo universale del passato di ogni singola persona che acquista armi da fuoco – Universal, comprehensive background checks
  2. Creazione di un database digitale dell’ATF (Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms, and Explosives), un’agenzia del governo degli Stati Uniti d’America, preposta a indagare sui reati federali relativi all’uso, alla fabbricazione e al possesso di armi da fuoco ed esplosivi; che regola inoltre la concessione di licenze la vendita, il possesso e il trasporto di armi da fuoco, munizioni ed esplosivi nel commercio intestatale.
  3. Finanziare il Centro per  la prevenzione e il controllo delle malattie (detto CDC) per trattare il problema della violenza da armi da fuoco come una vera e propria epidemia.
  4. Messa al bando dei caricatori ad alta capacità e dei fucili d’assalto semi automatici 

Con Road to Change l’obiettivo principale è invece quello di portare più giovani possibili a votare e escludere tutti i rappresentanti pagati dalla grande lobby delle armi americana, l’NRA! Di questo parleremo più approfonditamente nel prossimo post! 

Stay tuned!

 

 

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Barnes & Noble | I miei luoghi del cuore a New York

Barnes & Noble è uno dei miei posti del cuore a New York.

Qualsiasi libreria americana è bellissima, ti sfido davvero a trovarne una che non abbia un fascino e ti faccia sentire come in una casa piena di libri almeno per dieci minuti.

Certo Barnes & Noble  nel panorama librario è un po’ come la Fox Books di Tom Hanks in You’ve Got Mail, che fa fallire il The shop around the corner di Meg Ryan, piccola libreria a cui è impossibile non affezionarsi in particolare modo addobbata per le feste natalizie. E a volte mi chiedo quante di queste piccole librerie abbia fatto fallire Barnes & Noble…chissà. You've got mail libreria Meg Ryan

Ma a parte questa nota dolente, rimane uno dei posti dove posso spendere un’intera giornata senza mai provare un sentimento che sia noia o solitudine. È bello poter osservare la gente e  in particolare le persone di una certe età. Quelle che usano la caffetteria della libreria  per  studiare, leggere o magari anche per sentirsi meno soli.

Come Pike che mentre scrivo siede davanti al mio tavolo, il terzo che ho cambiato visto che il primo traballava, il secondo era accanto ad una persona che praticamente urlava e richiamava tutta la mia (notoriamente poca), attenzione.

Non so se si chiami davvero Pike, ma sulla tazza di cartone di Starbucks che ha davanti a sé quello è il nome che c’è scritto. E poi Pike è  un nome che gli dona. Dona al suo viso e le  mani rugose, così come alla barba bianca che gli dà un aria decisamente Hemingwaiana.  Starbucks coffe in Barnes & Noble

Pike è interessante da osservare: ha lo sguardo attento, non si distrae mai dal libro che sta leggendo ed è circondato completamente da altri volumi. Alcuni libri sono distesi, altri impilati, alcuni direttamente appoggiati tra il tavolo e la parete di legno. Dalla mia posizione non riesco a vedere tutti i titoli, ma voglio pensare che parlino di storia. Perché a quell’età credo si legga  di storia e di passato. Forse perché il corpo, come la mente, è rimasto legato ad un età e un’epoca che non c’è più. I magici scaffali di Barnes & Noble

Ma sto divagando…ed è proprio la parte più bella di questo mio posto del cuore, si divaga e ci si perde, tra riviste, libri, manuali di self-help (tanti manuali di self-help), di grammatica araba, grandi volumi sulla situazione del medio-oriente e anche (divertentissimi) libri per bambini dedicati al presidente Trump.

Barnes & Noble entra nella top tre dei miei luoghi del cuore newyorkese inoltre grazie a queste,  quasi banalissime, ragioni:

1. Posso leggere tutte le riviste che voglio

Sì, questa è decisamente la ragione che fa salire questa libreria in cima alla mia classifica. Perché posso leggere gratuitamente tutte le riviste che voglio. Le possono prendere, sfogliare, stropicciare, rileggere e semplicemente rimetterle a loro posto a fine lettura. Non c’è limite di tempo, non c’è limite di quanti se ne possono prendere. Te le affidano a tempo indeterminato (o almeno fino a che non le compri o il negozio chiude).

La mia preferita? Writer Digest.  Una piccola (ma solo come sfoglio) pubblicazione dedicata agli scrittori, che ogni mese dona consigli preziosi, racconti brevi di scrittori emergenti e tools per scrittori. Mi chiedo se esiste, e se no per quale assurdo motivo, non esista una cosa del genere in Italia. Leggere Writer Digest In America

2. L’atmosfera

Non solo da Barnes & Noble, ma in generale nelle librerie americane c’è un’atmosfera che in Italia non provo mai. C’è qualcosa di speciale che si crea tra il modo in cui queste librerie sono sistemate, gli scaffali, le luci e i colori delle copertine dei libri, e come si vivono le librerie, che non ha precedenti da noi. È difficile da spiegare, credo si capisca solo entrando in una.

3. Le copertine dei libri

Le copertine dei libri inglesi sono, aihmè, molto più belle di quelle delle nostre edizioni, almeno dal mio punto di vista. Sono coloratissime, accattivanti, intriganti, insomma ti fanno venire subito voglia di acquistarli tutti. Anche se non sono decisamente economici (il prezzo base di un libro nuovo si aggira intorno ai 22-25 euro, ma molto spesso arriva ai 30).

P.S Sono riuscita a vedere di sbieco il libro che legge Pike…è sui delfini. Non ci sono andata troppo lontana no?

Vuoi vedere più foto sulla mia New York? O la mia amata Hoboken (di cui parlo qui)?

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Perché amare Hoboken, New Jersey

“Vado a stare un po’ a New York” mi sono detta innumerevoli lune fa. Tutto perché New York è il centro del mondo. La City è dove tutto accade, dove tutti passano, dove il mondo inizia e finisce. Lo credono gli americani, lo credo anche io.

New York è una calamita di gente, di culture ma soprattutto di sogni. E anche io, come tanti altri, non volevo più vedere la città solo come luogo di vacanza per quindici giorni, ma più come una casa.

Per comprendere davvero cosa voleva dire vivere tra il traffico pazzo, lo sporco dei marciapiedi, l’inverno con la neve alta, i taxi gialli che sembrano insetti che corrono tra le Avenue, e tante altre cose di cui mi sono, insieme al mondo intero, innamorata nelle scene più famose dei film.

Eppure la mia personale storia mi ha portato a considerare casa – almeno fisicamente – la piccola cittadina affacciata sull’Hudson chiamata Hoboken. (Con la H aspirata, mi raccomando).

Una città che a molti dirà poco o niente, che ai più golosi ricorderà il Boss delle Torte del programma televisivo (il suo negozio origianale è proprio qui sulla strada principale: Washington Ave), che agli americani ricorda Frank Sinatra – che qui è nato (la casa è ancora luogo di pellegrinaggio per i fan più sfegatati), ma che tutti concordano possiede una delle viste più belle dello skyline di Manhattan, dal One World Center fino all’Empire State Building e oltre!

Certo è che all’inizio l’idea di non vivere a New York era come dire vado a vivere a Prato al posto di Firenze (con tutto il massimo rispetto per Prato)! Non mi andava proprio giù di non poter vivere nel caos e dire vivo al centro del mondo!

Eppure…

Eppure adesso che per scelta e un po’ per obbligo mi sono sistemata dall’altra parte dell’Hudson in terra di New Jersey, mi sono resa conto che non è poi tanto male guardare da vicino New York ma non poterla toccare!

Qui sotto qualche riflessione sul perché Hoboken mi piace sempre di più!

1. Perché mi ricorda una cittadina di provincia! 

New York nella sua bellezza, straordinarietà e unicità, non è l’America. New York ha sapore d’Europa, di globalizzazione e anche se tutto riporta all’universo americano – i fast food, 7eleven, Sturbucks – non è la vera America. Quella delle città sperdute nei campi o affacciate sull’Oceano, quelle del profondo Sud immerse nel bayou. E anche se Hoboken non è nulla di tutto questo – troppo vicino a NY per non assomigliarle – è qualcosa che possiamo definire: in the middle. 

Una delle cose che apprezzo di più è che le strade sono pulite! E quando fai un giro nel quartiere, o stai andando a fare la spesa, state sicuri che è una cosa che fa piacere! Così come fa piacere riuscire a camminarci sui marciapiedi…a New York molte volte infatti anche camminare diventa una sfida che vinci solo se eviti più gente possibile e non osi mai fermarti di colpo mentre cammini!

Hoboken inoltre, come le tipiche cittadine americane ha tutti i principali negozi – Starbucks, McDonald, gelati e pizzerie – posizionati lungo un’unica direttrice. In questo caso Washington Ave.

La strada dove vuoi andare a fare shopping, a bere una birra, vedere la partita la domenica, ma state certi: dove non vuoi vivere!

Ma non mi dimentico nemmeno una cosa fondamentale: di provincia questa cittadina ha anche che a pochi minuti di Uber e di Light Rail (in italiano diremmo una tramvia) possiamo andare ad un vero e proprio mall, (il centro commerciale, of course). Luogo di pellegrinaggio per ogni famiglia americana che si rispetti.

 

2. Perché ha una vista spettacolare su Manhattan 

La prima volta che ho visto il profilo di Manhattan di notte stavo per mettermi a piangere. Giuro. Credo fosse una delle cose più belle che avessi mai visto. Lo guardavo dal finestrino dall’auto che mi portava in un’altra cittadina del New Jersey e pensavo: no, lasciatemi qui. Non portatemi via. Lasciatemi contemplare questa meraviglia. Lasciatemi a NYC.

Poi quando a NY ci sono tornata di notte con più calma mi sono innamorata ancora di più del profilo dei grattaceli nella notte, visti dal basso, immersa nelle ragnatele delle strade della City. Però come tutte le cose per giudicarle correttamente devi tenere a una distanza di sicurezza.

Quella distanza e quella sicurezza l’ho ritrovata proprio ad Hoboken. Di notte. Sul waterfront lungo l’Hudson, quando tutta Manhattan è ai tuoi piedi. E vedi ogni minimo dettaglio. E puoi disegnare il suo profilo con un dito. Dal One World Center fino a Central Park, e oltre.

3. Perché Hoboken è vicina a tutto 

Adoro Hoboken anche perché è vicina a tutto e soprattuto è nel mezzo. Nel mezzo tra il New Jersey e New York. Nel mezzo tra il New Jersey e il resto dell’America.Ma allo stesso tempo è vicina al mare, ma anche vicino alle montagne. E’ vicina all’areoporto di Newark, molto più semplice per i viaggi intercontinentali, che arrivare fino al JFK e prendere metro e navette.

Soprattutto però è vicina a New York: quindici-venti minuti di autobus ed eccoti nel casino, nello sporco, nel rumore, nella vita frenetica del centro del mondo! Tutto bello, bellissimo, veloce e affascinante!

Eppure, quando la sera scendo dall’autobus a Hoboken, quando è tardi e per strada non c’è nessuno – se non qualche ragazzo che torna a casa dopo una serata o qualcuno che porta fuori il cane, o magari qualcuno che a lavoro ci sta andando in quel momento – e tutto intorno a me è solo silenzio e calma… in quel preciso istante mi rendo conto di quanto sì, New York sia bellissima, ma anche quanto sia grata di avere la possibilità di staccare e vivere in una piccola realtà che permettere di goderti il meglio dei due mondi. Quello Newyorkese e quello americano!

N.B Per non parlare di quanti italiani ci sono in città: Deli italiani, festival italiani, un club della Juventus, un pub italo-americano e tantissimi ristoranti italiani, come Jhonny Pepperoni (con due o tre P, a scelta), dalle tovaglie a quadri rosse bianche. In perfetto stile Lilly e il Vagabondo!

Ma di questo parliamo in un prossimo post!

Per ora farewell da New York…oops dal New Jersey!

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L’America fa davvero per te? | Qualche consiglio prima di prendere quell’aereo!

Pensi di trasferirti per un periodo in America? Hai sempre sognato di vivere il vero stile di vita a stelle e strisce?

Di goderti ogni mattina bacon e uova strapazzate?

Se la risposta è Sì. Qui troverai qualche consiglio da una persona che la pensava proprio come te e ha deciso di partire, non più di tre mesi fa.

Troverai inoltre qualche riflessione per capire se l’America è il posto giusto per te!

Quindi iniziamo: l’America fa per te se… Continue reading “L’America fa davvero per te? | Qualche consiglio prima di prendere quell’aereo!”

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Mollo tutto e vado a New York!

Mollo tutto…e vado via!

Quante volte ci abbiamo pensato?  Quante volte lo abbiamo detto nella nostra mente? Il sogno di ricominciare da capo e lasciarsi alle spalle tutto per buttarsi in un’avventura nuova ed entusiasmante!

Io l’ho pensato tante di quelle volte che ho perso il conto…anche se personalmente la mia frase è sempre stata molto più specifica:

“Prima o poi mollo tutto e vado a… New York!

Ma quanto è difficile farlo poi per davvero?

Continue reading “Mollo tutto e vado a New York!”

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